Sidi Ahmed el-Magrun - Istituto di rieducazione per minorenni |
| Al Magrun - Libia |
| Tipo di campo |
| Istituto di rieducazione per minorenni
da ottobre 1930 a novembre 1931
Fonte: OTT1 |
| Storia |
A Sidi Ahmed el-Magrun sono internati circa 230 giovani libici tra sei e quattordici anni. I maschi sono circa 200 e devono frequentare una scuola di artigianato. Le 30 ragazze sono destinate invece a una scuola di economia domestica.
Tutti provengono da famiglie di tribù libiche di ribelli. Lo scopo del loro internamento in questa struttura è quello da un lato di privare le famiglie delle loro giovani risorse e, dall'altro, di rieducare i ragazzi e le ragazze per essere poi utilizzate nell’amministrazione civile e militare del paese.
I giovani internati devono seguire le lezioni la mattina, dalle 8 e 30 alle 12 e 30, con 30 minuti di pausa alle 10, e il pomeriggio dalle 14 alle 17. Dopo le lezioni d'aula, per altre due ore i ragazzi sono tenuti a svolgere studi individuali. Alle 21 e 30 entra in vigore il coprifuoco.
L'unico giorno di riposo è la domenica, giorno in cui possono ricevere la visita dei genitori. Ma ai ragazzi e alle ragazze è vietato uscire dal campo.
Il periodo di permanenza nel campo è di sei mesi, al termine del quale meno della metà degli internati sarà ritenuta idonea. Quelli ritenuti capaci saranno inviati alle destinazioni previste dall’ordinamento coloniale, gli altri riconsegnati alle proprie famiglie.
La vigilanza interna del campo è affida agli stessi insegnanti, mentre quella esterna è assicurata da militari e carabinieri italiani. Il personale indigeno non è ammesso al campo.
L’attività ludica nel campo comprende lo sport e il ballo. Fumare e consumare bevande alcoliche è severamente vietato. I giovani internati possono uscire dal campo soltanto in viaggi organizzati.
Per chi trasgredisce i regolamenti sono previste punizioni come la privazione di cibo e acqua, l’esclusione dallo sport, l’obbligo di restare nella propria stanza, il divieto di partecipare a visite esterne, di leggere libri o ascoltare musica, fino alla reclusione nelle camere di punizione con alimentazione ridotta, fustigazioni, bagno in acqua bollente o ghiacciata, dover stare in piedi sotto il sole con braccia tese o sollevate reggendo pietre, legare piedi e mani, somministrazione di purganti e emetici (farmaci in grado di provocare il vomito).
(cfr. Gustavo Ottolenghi, 1997) |
| Risorse |
Documenti |
Testimonianze |
Bibliografia |
| Ottolenghi, Gustavo 1997 Gli Italiani e il colonialismo. I campi di detenzione italiani in Africa |
Disposizioni |
Links |
