Bologna - Località di internamento |
| Bologna (Bologna) - Italia |
| Tipo di campo |
| Località d'internamento
Fonte: AC00331 |
| Storia |
APPUNTI PER LA SCHEDA
Il 21 gennaio 1943, la prefettura di Bologna chiede alla Direzione dei Servizi di Guerra del Ministero dell'Interno l'autorizzazione a spendere - per ciascuno dei nove sloveni assistiti - lire 2.000 circa per acquisto di indumenti (vedi AC00331).
La risposta è netta: pregasi disporre perché i nove sloveni siano fatti accompagnare al campo di concentramento Fraschette di Alatri (vedi AC00332).
Evidentemente al Ministero dell'Interno devono aver giudicato la spesa in vestiti troppo onerosa.
La prefettura di Bologna - che evidentemente non si aspettava una così drastica risposta - obbietta precisando innanzitutto che le nove persone sono state allontanate da Lubiana perché minacciate da elementi comunisti (quindi sono internati proteggendi), inoltre hanno quasi tutte trovato una stabile occupazione in città (vedi AC00333).
Il prefetto di Bologna elenca con precisione i lavori cui i proteggendi sono stati avviati.
Antonio Lorgher, già impiegato delle ferrovie jugoslave, presta ora servizio presso la locale stazione con una retribuzione di lire 800 al mese. Inoltre ha trovato un alloggio per la sua famiglia (la moglie e tre figli) presso le case popolari dell'Istituto fascista. Il figlio Stefano è iscritto alle scuole presso l'istituto Aldini Valeriani.
Alla ditta Ducati lavora come operaia Muzga Dragotina.
Francesca Kastelic presta servizio come domestica alle dipendenze del centurione della M.V.S.N. Pirretti.
Cocevar Antonietta e Vidimar Anna hanno da poco ottenuto il nulla osta sindacale per essere occupate o presso la Ducati o altra ditta.
Francesca Francovi, proveniente da Treviso è giunta a Bologna con la famiglia del Seniore della Milizia Artiglieria Armando Accongiagioco.
A questo punto, Giuseppe Stracca, direttore dei Servizi di Guerra del Ministero dell'Interno, revoca l'ordine di internare gli sloveni al campo di concentramento Fraschette di Alatri, ribadendo però che non autorizza nessuna spesa per vestiti (vedi AC00334).
Dopo qualche mese, il 6 marzo del 1943, il prefetto di Bologna, Edoardo Salerno, rispolvera l'ordine di internamento per due delle persone sfollate da Lubiana. Infatti, le slovene proteggende Anna Widmar e Antonietta Kocevar, oltre a non essersi presentate al lavoro, negli ultimi giorni hanno tenuto una condotta morale che "lascia a desiderare". Per questo il prefetto ne ordina l'internamento al campo di concentramento Le Fraschette di Alatri (vedi AC00335 e AC00336).
(Vedi anche notizia decesso internata inglese in AC01553) |
| note |
La nostra ricerca sulle località di internamento è ancora in corso (2013) |
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